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Di tutto un pò. Di me, del mondo, di ciò che vedo e ciò che sento.
 

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Amicizia...

domenica, 24 dicembre 2006

[varie]


Penso che oggi come oggi si sia perso il senso dell'amicizia. La gente si usa reciprocamente senza starci a pensare due volte. Strani discorsi per Natale, eppure è ora di finirla con la falsa ipocrisia del *siamo tutti più buoni*. Non è così e non si può essere buoni per solo tre giorni l'anno pensando, in tal modo, di scaricarsi la coscienza e di prendere per i fondelli il Padreterno. Non si può profittare della bontà degli altri per imperversare nel mondo alla stregua di un uragano, seminando dolore a piene mani, tradendo, beffando, ingannando. E poi a Natale, siccome siamo tutti più buoni, esibirsi in auguri che puzzano d'ipocrisia lontano chilometri e chilometri.
E pensare che le persone che si comportano in questo modo hanno un'età compresa tra i 42 ed i 50 anni. Quindi persone che dovrebbero possedere una certa maturità, avere una visione della vita più completa, essere d'esempio ai più giovani... ma che esempio può dare un uomo (od anche una donna) incapace di avere dei valori, incapace di instaurare un rapporto amicale disinteressato e profondo, incapace di lealtà e di umiltà... Alle volte non mi meraviglio che le giovani generazioni siano così egoiste, apatiche, ignoranti. E' dai maestri, dagli educatori che ha avuto che si misura una generazione.
Sono nauseata da questa gente, da questi saprofiti succhiasangue che, dopo aver sfruttato ben bene la situazione, spariscono salvo riapparire quando si trovano nel bisogno. Ho cominciato a sbattere in faccia le porte, da qualche anno a questa parte. Non mi interessa stare in compagnia, se queste persone sono l'unica compagnia esistente. Preferisco di gran lunga la solitudine, me stessa è più che sufficiente come compagnia. Non mi capacito come fa questa gente, a quarant'anni suonati e pure passati, a ragionare e vivere in questo modo, sfruttando e buttando. Senza produrre, ma solo succhiando, svuotando, usando. Quando saranno vecchi e soli, come saranno? Quali ricordi (o rimorsi) faranno loro compagnia?


Kassiopea ~ umore

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Solitudo

sabato, 23 dicembre 2006

[varie]


Evidentemente il periodo natalizio stimola riflessioni di vita serie e profonde. Forse perchè, oggi inconsciamente, sentiamo che è una festa che ci riconduce a noi stessi, a quello che crediamo ed anche un pò alla vita che facciamo. Io non sfuggo alla regola. Ogni dicembre che Dio manda sulla terra e nella mia vita, mi fermo, entro in uno stato di sospensione, mi faccio tutte quelle domande che, nel corso dell'anno, ignoro e seppellisco nel mio animo. Perchè non ho tempo o voglia di cercare risposte. A Natale, però, so sempre che dovrò farci i conti, con tutte queste domande. E, dunque, eccomi qui. Il *dubbio esistenziale* che mi attanaglia, in questa fine 2006 è la solitudine. In realtà quello che mi chiedo è se, forse, non sono diventata un'asociale un pò misantropa. Mi accorgo sempre più spesso di non cercare le persone, gli amici. Magari metto la mano sulla cornetta, ripasso mentalmente il numero di telefono e poi finisce lì. Oppure, per essere più banale, non mi piace la gente che attacca bottone al supermercato oppure alla posta. Di solito rispondo educatamente, ma è un puro esercizio di buona educazione. Spesso non ho molto da interloquire e vorrei essere lasciata a perdermi nei miei pensieri.
In ufficio raramente mi capita di cercare i colleghi, sebbene nel momento in cui lo faccio sono veramente contenta e lo dimostro. Mi limito a starmene in stanza mia, in perfetta solitudine, a pensare e, se non c'è molto da fare, a leggere o navigare in internet. Non mi alzo mai per farmi due chiacchiere con qualcuno. Di primo acchitto potrei persino passare per una stakanovista e, forse, per certi versi lo sono pure. In realtà non ho stimoli al dialogo, non so come iniziare e come proseguire un qualunque discorso, come se fossi, in qualche modo, disabituata. Temo sempre di passare per scema, penso che, comunque, gli altri hanno, tra di loro, legami stretti che non permettono ad altri di inserirvisi. Anche i colleghi del lavoro. Spessissimo pranzo da sola. Non in mensa, non ce la farei: vanno tutti lì, si ritrovano, si uniscono e si aspettano ai tavoli... Mi sento sempre un'intrusa, una sconosciuta. Mi faccio preparare una o due vaschette con qualcosa possibilmente sano, per quanto lo consente una mensa, e me ne torno a mangiare in ufficio, di fronte alle finestre, al cielo, all'edificio di fronte. Nel più completo silenzio. Forse è timidezza, la mia. Eccessiva timidezza. Sensazione di dare fastidio, di non essere nel numero di persone simpatiche, anche se - per altri versi - mi rendo conto che è davvero poco che sto lì e che non do a tutti la possibilità di conoscermi. E' come se non mi importasse, mi sembra. Come se fossi conscia di una recondita provvisorietà della situazione. Come se fossi lì per caso e dovessi ripartire, che so, la settimana successiva.
Eppure un poco ne soffro, di questo stato di cose, se mi ritrovo a parlarne qui, ora. Tendenzialmente in me ci sono queste due forze uguali e contrarie che mi spingono a cercare e rifuggire i contatti umani. Il più delle volte amo passeggiare da sola, ma quando sono in compagnia mi scopro brillante, disinvolta, disponibile. Pur passando gran parte del mio tempo in silenzio, per diversi motivi, quando mi capita di parlare divento un fiume in piena e vedo che i miei amici amano ascoltarmi. Forse sono io che non riesco ancora a capire che questi due aspetti di me possono convivere tranquillamente, alla faccia del conformismo che tutto rende uguale e monotono. Forse la solitudine comincia ad esistere nel momento in cui comincia a pesare. Negli altri momenti è solo uno stato di cose, un modo di essere, una modalità di vita e basta. Senza inutili dietrologie.
Il Natale fa di questi scherzi, proprio perchè si dovrebbe riscoprire una dimensione diversa di se stessi, più intima. E l'intimità con se stessi si raggiunge solo evitando di perdersi nella massa. Nella solitudine, appunto. Ma in quella che non è un peso ma una scelta.


Kassiopea ~ umore

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Un mese...

sabato, 23 dicembre 2006

[varie]


E' un mese che non scrivo qui. Mancano pochi giorni all'accensione della candelina... Che strano. In realtà ho curato altre mie *emanazioni*, proponendomi sempre di aggiornare anche i post da questa parte. Ma si sa che l'inferno è tappezzato di buone intenzioni. Comunque faccio una comparsa e cerco di arieggiare un pò. Sono a casa e non ho voglia di fare alcunchè, malgrado di cose da fare ce ne siano, eccome. Una pigrizia defaticante. Prometto, però, che finisco di scrivere e poi vado. Sul lettore ho messo un rilassante cd di Einaudi. Musica per pianoforte sommessa, trasognata e sognante. Evocatrice della mia *altra* dimensione, quella onirica, segreta, irrazionale.
Pensandoci bene, vivo poco in questo mondo. Soprattutto perchè il mondo, così com'è, assai poco mi piace. E non posso far poi molto per cambiarlo, di questo ne sono più che cosciente. Per diverse ore al giorno, dunque, sono una persona razionale e prensente a me stessa. Per altre ore, invece, perdo i confini dello spazio e del tempo, mi concedo le libertà di cui ho bisogno: sognare, per esempio, ma anche dissertare con qualche amica sul senso della vita, sui sentimenti, sulle persone. Sono lucidamente consapevole che ci sono eventi e situazioni da vivere con razionalità ed altri momenti in cui è possibile piegare la razionalità e riporla nel cassetto. Nonostante questo spesso mi sento dire che sono troppo razionale, e mi vien da ridere, perchè queste persone, penso tra me e me, veramente mi conoscono poco! E conoscono assai meno della mia vita, del mio passato. Che ne sanno quali sono le vicende umane che mi hanno portata a questa sorta di sdoppiamento? Che ne sanno delle sofferenze, più spirituali che fisiche, che hanno accompagnato la mia crescita e la mia maturità? Ma non perdo tempo a spiegargliele. Non servirebbe a far cambiare loro idea, loro mi hanno già ben bene incasellata e, dopotutto, non mi interessa granchè che cambino idea. Viviamo in un paese in cui ciascuno di noi è libero di credere in ciò che vuole, a patto di non danneggiare nessuno, ovviamente. Chi sono veramente si legge in quello che scrivo e le persone che mi conoscono *dal vivo* profondamente lo sanno.
Le note sgorgano dal pianoforte come gocce d'acqua dalla sorgente. Il rimpianto di qualcosa che non conosco risuona dentro di me come un eco sordo, immobile. Un paradiso perduto? Un tempo senza tempo? Chissà... in tanti anni non sono riuscita ancora a capire di cosa si tratti. Ed il rimpianto è sempre lì, presente, salta fuori quando meno me lo aspetto. Basta, a volte, un profumo, un colore, magari il colore particolare di una giornata, oppure una strada, una voce, una nota, una musica... ed ecco che, nuovamente, la magìa si compie: come se venissi risucchiata da un vortice, vengo portata via dall'hic et nunc e depositata nell'indeterminatezza. Non è una sensazione spiacevole, ma vorrei capire qual è l'oggetto del mio rimpianto, dargli forme, dimensioni, colore, sostanza, insomma.


Kassiopea ~ umore

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Sabato del villaggio

sabato, 25 novembre 2006

[varie]


Ieri sera conferenza sui *Pignora Imperii*, ossia sugli oggetti che i romani consideravano sacri ed imprescindibili per la salvezza e la grandezza di Roma. Conferenza assai interessante. Alcune cose le conoscevo. Altre no. L'atmosfera era un pò dimessa, però. Ci sono stati un pò di problemi, ultimamente, nell'Associazione. Problemi tra i fondatori, che sono marito e moglie, che inevitabilmente si sono riflessi sugli associati. Problemi di tradimenti (di lui) e di troppo amore e poi di ripicche (di lei).
Lui è un uomo di 38 anni piuttosto egocentrico che fa della sua cultura un mezzo elitario per emergere e per affascinare soprattutto l'uditorio femminile il quale - con l'eccezione di poche e sparute *streghe* tra le quali la sottoscritta   - pende letteralmente dalle sue labbra, lo adora, lo coccola, lo giustifica, offre spalle materiali e morali sulle quali riversare il suo bisogno di piacere e di sentirsi al centro dell'attenzione. E' di una cultura mostruosa e la sua memoria, ad onor del vero, ha del prodigioso. Proprio la sua cultura lo avvolge in un'aura soprannaturale. Vista la mia naturale propensione all'analisi, mi sono spesso concessa il lusso di studiarlo come un ricercatore studia un virus al microscopio. Indubbiamente ha un bisogno spasmodico di piacere, di autoincensarsi, di sentirsi al centro dell'attenzione e della considerazione del *suo* auditorio, soprattutto femminile. Nel contempo, però, penso che mascheri un forte complesso di inferiorità (non è molto alto di statura, è afflitto da una precoce calvizie, ha rapporti conflittuali con il padre ed il fratello) che *avvolge* con una personalità che non passa, certo, inosservata. Ha avuto diverse avventure extraconiugali *conclamate*. L'ultima l'anno scorso, in pieno tour della Giordania (c'ero anche io). Ora la moglie, archeologa anche lei, madre dei suoi due figli, si è stancata di questo menage familiare quanto meno singolare. Ed ha cominciato a porre paletti e divieti, cacciandolo di casa, ricostruendosi una propria vita indipendente da lui, assumendo - mano a mano - sempre più autorità.
Ovviamente l'uditorio, vale a dire i fruitori dei servizi dell'Associazione, si è diviso sulla questione, anche se non proprio a metà. Infatti la gran parte è tutta per lui, l'affascinante e carismatico archeologo. Dopo una fase di aperta critica (sono allergica ai *carismatici* di qualunque genere che mi paiono, piuttosto, dei manipolatori) ho assunto una posizione sostanzialmente neutrale, riguardo questa storia. In fondo non sono fatti miei se non nel momento in cui i servizi offerti (e pagati da noi iscritti) vengono ad essere scadenti. Allora mi inc*** sul serio. Non sono eccessivamente attaccata al denaro, ma gli sprechi non li tollero. Comunque, finora, ho deciso di rimanere tranquilla. Faccio l'iscritta scema in tutti i sensi. Frequento, prendo appunti, mi faccio i fatti miei e rifuggo da commenti gossippari ed inutili. anno nuovo, esperienze nuove e, ovviamente, vita nuova.
Le persone hanno la tendenza a trasformare tutto in un'occasione per sussurrare, ricamare, tagliare e cucire. Lo sport del pettegolezzo è diffuso in modo impressionante. A volte è solo un modo per chiacchierare oziosamente. Comunque mercoledì prossimo il soggetto in questione verrà con alcuni di noi ad una pizza. Alcune ammiratrici (ci manca solo che facciano un *fan club*), hanno raccolto in un album le fotografie che ciascuna di loro gli ha fatto, in modo da poter farne omaggio all'amato mentore.... La consegna avverà proprio nella serata di mercoledì, in pizzeria. Io mi prostrerò per un autografo, ma le fotografie che ho di lui me le terrò tutte, in modo da accenderci davanti un lumino ed ammirarle tutte le sere prima di andare a nanna... ... I'm very bastard inside!


Kassiopea ~ umore

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Mitologia

giovedì, 23 novembre 2006

[varie]


Ieri sera corso di mitologia seconda puntata. Cosmogonia esiodea, che sembra il nome di una malattia. O di un virus . Un complicato groviglio di essenze e divinità imparentate tra loro in modo quanto meno singolare. Ho sempre amato la mitologia, sin da quando avevo dieci anni. Eh, sì, proprio da quell'età. Me lo ricordo perchè allora frequentavo un gruppo scout ( non felice esperienza per svariati motivi) e, casualmente trovai, tra un mucchio di cose da gettar via, un libriccino che tuttora conservo. Già allora aveva la copertina piuttosto malridotta, ma non era per niente oltraggiato da segni di penna o di matita. Questo libriccino era un piccolo dizionario di mitologia greco-romana adatto per le scuole medie. Lo portai a casa (per me i libri erano sacri già da allora) e cominciai a leggerlo, appassionandomi a tal punto da finirlo in un battibaleno. Il bello era che le *favole degli dèi* - come le chiamavo io - mi rimanevano facilmente impresse nella mente. Tanto impresse che finii per raccontarle a  mia sorella la sera, prima di addormentarmi, al posto di Biancaneve o Cenerentola.
La passione, da allora - eoni fa!  - non mi ha mai abbandonata, al punto che ho acquistato, nel tempo, altri testi, più complessi e completi. Nonostante ciò, il libriccino dalla copertina gialla ha un posto d'onore nella mia libreria.
Per questo, ora, frequento un corso di mitologia tenuto dal responsabile dell'Associazione di cui faccio parte. E continuo a perdermi, come quando ero bambina, tra le nuvole che occultano la cima dell'Olimpo....

  


Kassiopea ~ umore

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Tragici circhi

martedì, 21 novembre 2006

[varie]


Di nuovo un circo in azione, il tragico circo del delitto di Cogne, con i suoi meschini personaggi. Si, meschini, come altro si può definire una madre che getta il suo dramma privato in pasto alla carta stampata ed alle telecamere di tutta Italia? Come altro si può definire un avvocato privo di scrupoli qual'è Taormina che non esita, istrionescamente, ad esordire con plateali accuse, vilipendi infamanti su quello che per lui è un palcoscenico quanto mai appetibile, visto l'interesse dei media?
Onestamente non mi è mai piaciuta la Franzoni, questa moderna emula della sfinge, inespressiva, con la lacrima a comando, fredda e lamentosa come una bambina alla quale si è rotta la bambola. Come fa una madre ad esporre, nel modo in cui lei ha fatto, la morte del proprio figlio come pasto per il volgo? Mi ricorda, seppur vagamente, Medea anche se quest'eroina mitologica aveva un ben diverso spessore, dinnanzi al quale la Franzoni è il niente assoluto. Come si fa a volere le telecamere in aula, ad offrirsi a servizi fotografici quasi *vipparoli* su una spiaggia? Come si fa a fare del proprio figlio nuovamente una vittima sacrificale al proprio ego mostruoso? C'è qualcosa ed anche più di qualcosa che stride, nella storia della Franzoni, quest'eroina negativa che vuole quasi rubare al figlio il ruolo di vittima in questa tragedia moderna. Stride lei, innanzitutto, con i suoi occhi porcini, con quella irritante vocetta, con quell'ostinazione maniacale ad offrirsi al pubblico, alle telecamere, a Maurizio Costanzo, a chiunque si offra di farla parlare e di farle recitare il ruolo di vittima della giustizia. Ha pubblicizzato un omicidio mostruoso, quello di suo figlio, come si pubblicizza un film, una soap opera, una telenovela e, peggio che peggio, un reality show. E la sua famiglia dietro, trascinata nella scia di questa Circe moderna, quasi come se da lei emanasse una malìa irresistibile. Un marito quasi caricatura di se stesso, inebedito, incapace di espressione pure lui, quasi un automa. Ed un corteggio di padre-madre-sorelle-nipoti che hanno finito per sembrare dei suoi cloni.
Non si sbatte così il proprio dolore in prima pagina, perchè la morte di un figlio non è un reality show od una telenovela. Un omicidio, oltretutto così efferrato, non è la causa della pace nel mondo da difendere. E' un dolore ed un processo che si vive dentro. Essere i protagonisti della propria vita non implica necessariamente e sempre la presenza di un telecamera o di un cronista.
Trovo che tutta questa storia sia squallida e disgustosa in ogni suo aspetto. Un dramma da operetta orchestrato dimenticando che la vittima, stavolta, era reale, vera, sanguinante, in attesa di una giustizia che - se continuano così le cose - forse non avrà mai...


Kassiopea ~ umore

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Percorsi...

martedì, 21 novembre 2006

[varie]


Rieccomi dopo una lunga pausa forzata, dovuta ad un problema di salute che spero di aver risolto. Pausa che mi ha consentito di cominciare a mettere a punto diverse cose su me stessa e sulla mia vita. Soprattutto per quel che riguarda i rapporti interpersonali. La malattia è una splendida occasione per riflettere, indubbiamente. Un richiamo, in qualche modo, all'ordine, alle cose importanti, a non perdersi nei vicoli dell'autolesionismo a tutti i costi. Ad amarsi di più, se possibile, visto che - personalmente - ho un rapporto controverso con me stessa. Beh... spero che siano stati seminati buoni semi e di fare un'ottimo raccolto, seppure *condito* dal dolore. Non ho letto molto, in questi frangenti. Non mi andava, onestamente, nemmeno di ascoltare radio o vedere la televisione. Mi è anche capitato di desiderare di non vedere nessuno. Non ho frenato, come facevo un tempo, queste sensazioni e le conseguenti emozioni. Me le sono vissute per intero, lasciandomi, in un certo senso, *usare* da ciò che sentivo. Un modo per arrivare al mio nocciolo. Adesso sono ancora in convalescenza. Molte cose ancora non riesco a farle nel migliore dei modi, però cerco di avere pazienza e di non forzare i tempi.
Questa civiltà delle corse a tutti i costi mi ha proprio stancata. Ho visto un libro, prima della malattia, che voglio acquistare *Elogio della lentezza*, si intitola, quello che ho sempre sostenuto e che ho cercato - pur se a fasi alterne - di vivere personalmente. La lentezza. Il sano gusto di godersi i momenti nella loro interezza, senza che nessuno di loro sfugga.
Il cammino è iniziato. Non mi importa dove mi condurrà. Importa che vada.


Kassiopea ~  

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L'alba...

giovedì, 02 novembre 2006

[varie]


Amo l'alba molto più del tramonto. E' un inizio e mi piacciono gli inizi, molto più delle fini (si dirà così? ). Amo le albe che esibiscono gradazioni di colore che, come nastri colorati, si intrecciano l'un l'altra. Ho sempre amato molto l'alba e l'apprezzo ancora di più da quando sto qui, nel nuovo posto di lavoro. Qui ho due grandi finestre, di fronte la mia scrivania, e mi godo l'alba tutte le mattine come se fossi al Warner Village. Persino queste moderne costruzioni che le fanno da contorno riescono ad acquistare bellezza, quando vengono sfiorate delicatamente dai primi raggi del sole...
Oggi ho fotografato l'alba per ben due volte. La prima dal basso, in un piazzaletto qui vicino. Il sole, dietro una vaporosa nuvoletta, emetteva fasci luminosi verso la terra... imperdibile! La seconda volta ho fotografato il trionfo della levata eliaca dalla mia stanza. Stavolta l'alba aveva morbidi toni dorati, impalpabili e luminosi....
Adoro l'alba...


Kassiopea ~ umore

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Cayenna?

giovedì, 02 novembre 2006

[varie]


Mi son sempre chiesta perchè 'sti profughi dell'etere, questi illustri sconosciuti o dimenticati che la Ventura si ostina a voler aiutare concedendo loro quarti d'ora di popolarità confinandoli in isole a morir di fame, non vengano, invece, lasciati proprio in quei parraggi, a continuare una vita sicuramente più proficua per loro e meno dannosa per gli altri. Mi capita ogni tanto (quando concedo vacanze al mio cervello con il gossip a 360 gradi) di *godermi* stralci di questi programmi trash, tra cui quella che, indegnamente, viene chiamata *Isola dei famosi*. Famosi? E 'ndo stanno 'sti famosi? Chi è tal Sara Tommasi oltre la lagnosa e pallosa sgrinfietta che si frega le cose degli altri in un reality show oramai alla frutta? E Leone di Lernia, questo panciuto individuo che l'italiano, come lingua, la conosce di striscio? E chi è Linda Santaguida? La protettrice di chi conduce l'automobile? E gli altri che fanno da contorno misto? Onestamente non ho verba (inteso in senso di parole, qualora qualcuno pensasse ad un errore di digitazione). Io farei un'*isola dei famosi* in cui chi dovesse (malauguratamente) risultare vincitore potrebbe tornare a casa. Gli altri li lascerei volentieri laddove sono stati mandati (cioè a quel paese), a spaccar cocchi, a pescare animali pinnati, a spaccarsi metaforicamente i denti l'un l'altro. Un esilio dal mondo che potrebbe essere assai istruttivo e produttivo per i presunti noti. Magari riuscirebbero a diventare pure normali.... i miracoli, si sa, accadono!


Kassiopea ~  

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Survivor...

mercoledì, 01 novembre 2006

[varie]


Sopravvissuta a quella mostruosità di halloween ed anche ad ognissanti... Non c'è che dire, ho la pellaccia dura!
Ora devo allenarmi per natale e capodanno... sarà dura!!


Kassiopea ~ umore

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